sabato 25 giugno 2016

La mafia uccide solo d'estate

https://likemimagazine.com/2013/12/03/pif-dalla-tv-al-cinema/
Foto tratta da  LikeMiMagazine
Ieri sera, per la prima volta, sono riuscita a vedere per intero un film che avevo sempre interrotto a metà: La mafia uccide solo d'estate, scritto, diretto e interpretato da Pierfrancesco Diliberto (in arte Pif).
Il film, ambientato nel ventennio 1970/1990, racconta in prima persona la storia di Arturo, un ragazzino palermitano la cui vita, sin dalla nascita, si intreccia inconsapelvomente con quella della mafia, padrona indiscussa dela cronaca nera siciliana di quegli anni. 
La sua storia è quella di centinaia, migliaia di ragazzini, ignari personaggi di una sceneggiatura macabra, intinta di sangue e odio, retta da protagonisti in grado di guidare l'azione solo attraverso l'intimidazione e la violenza.
Scrivo di questo film perchè mi ha colpito in maniera inaspettata, è riuscito a farmi piangere fino quasi a singhiozzare, pur essendo amaramente ironico, pur utilizzando un registro apparentemente comico.
Ho pianto di dolore, ma molto più di rabbia, conosciuta solo a chi, come me, vive questa Sicilia devastata dalla mafia, che prolifera spesso non solo negli atti gravi e incresciosi che fanno notizia, ma anche negli atteggiamenti, nell'altezzosità, nei modo di fare e di essere di alcuni. 
Alcuni ... che agli occhi del mondo spesso diventano tutti, annullando la dignità e il valore umano e morale della gente siciliana. 
La mia rabbia e il mio pianto sono esplosi infatti di fronte a una scena in cui si intrecciano magistralmente immagini reali di repertorio, con quadri della finzione cinematografica.
Funerale di Borsellino: la gente di Palermo piange, urla e protesta contro le forze dell'ordine che tentano di tenerla fuori dalla cerimonia funebre, per questioni di sicurezza...
Mi ha colpito quella gente che non accetta di essere tenuta fuori, che pretende di entrare per sfogare quel dolore che le appartiene, di cui è non solo spettatrice ma vittima principale. La gente scavalca i muri sfidando i cancelli chiusi, perchè vuole onorare la vita (prima che la morte) di quegli uomini, eroi senza poteri soprannaturali che hanno fatto della propria professione una missione, che hanno convissuto quotidianamente con la paura perchè questa non rovinasse la vita di tutti gli altri.
Quella gente siamo noi, figli di una terra che va difesa e amata, anche a costo di scalvacare i muri dell'arroganza e del falso potere, dell'illegalità e dell'accondiscendenza.
Il film si conclude infine con una scena altrettanto eloquente e significativa: il ragazzino, cresciuto e diventato a  sua volta padre, mostra al proprio figlio i nomi e lo storie di quegli uomini presentandoglieli, senza troppi giri di parole, come straordinari esempi di eroismo. 
E mi piace pensare a questa scena come ad  un invito rivolto a tutti i genitori, gli insegnanti, le istituzioni educative, affinchè facciano dell'educazione alla legalità l'arma principale contro  la mafia che, purtroppo, continua a uccidere in tutte le stagioni.

mercoledì 30 marzo 2016

Rientro dalle vacanze: trauma per i bambini ... o per le mamme?

Dunque, bel quesito: trauma per i bambini o per le mamme? Voi cosa rispondereste?
Io suddividerei le risposte per categoria:
CATEGORIA A: Mamme lavoratrici
Risposta al quesito: trauma per i bambini, sollievo per le mamme che possono tornare alla loro occupazione senza dover incastrare turni di assistenza (più o meno gratuita) e rimandare il problema solo alle ore pomeridiane.

venerdì 25 marzo 2016

Kung Fu Panda 3: Po diventa maestro


Come promesso ieri, eccomi di nuovo qui, per continuare a parlarvi di questo terzo, formidabile, capitolo di Kung Fu Panda.
Difficile circoscrivere l'argomentazione ad un solo aspetto poichè, come vi accennavo, il film lancia un messaggio poiliedrico e tocca tanti argomenti molto importanti e degni di essere inseriti in un manuale di alta pedagogia. 
Difficile davvero pensare a come lo si sia potuto considerare nocivo e fuorviante per i bambini.
L'incontro col vero padre, ad esempio, è ricco di elementi che fanno riflettere e anche sorridere. 
Dopo l'iniziale incapacità di riconoscersi (buffa, parecchio buffa, essendo gli unici panda del gruppo!), gli sceneggiatori Jonathan Aibel e Glenn Berger sono riusciti a delineare perfettamente alcuni aspetti che rispecchiano fedelmente la realtà:

giovedì 24 marzo 2016

Kung Fu Panda 3: i due "papini" di Po



Finalmente è tornato.... ma noi lo avevamo previsto.....
Un panda, certamente familiare al nostro Po, era comparso fugacemente nell'ultima scena del secondo capitolo,  lasciando intendere che ci sarebbe stato un seguito alla storia.
Quel panda altri non era che Li Shan il vero padre di Po
Per chi non avesse visto il secondo capitolo della saga,  è d'obbligo un passo indietro, per ricordare che il piccolo Po era stato cresciuto da un padre adottivo, un'oca che lo aveva trovato, cucciolo affamato e solo al mondo, fuori dal proprio ristorante.
Il piccolo era stato  portato via dal proprio villaggio  dalla  madre, in fuga dai seguaci di Lord Shen, rei di aver saccheggiato e distrutto il loro villaggio. Il pavone vanesio infatti, temendo la profezia che lo vedeva sconfitto da un panda, pensava che sarebbe bastato cancellarne l'intera stirpe per sfuggire al proprio destino.